Turista o viaggiatore, l’eterno dilemma

Turista: viaggiatore non mosso da motivi utilitari, ma da scopi di svago. (cit)

Viaggiatore: colui che effettua un viaggio con un mezzo pubblico di trasporto (cit.)

Ammetto di aver consultato dizionari ed enciclopedie per trovare una definizione che potesse andarmi a genio per rappresentare le differenze tra questi differenti modi di viaggiare, ma nessuno ha rispecchiato in pieno quello che è il mio pensiero.

Personalmente credo, come prima cosa che un viaggiare possa anche essere un turista, ma un turista difficilmente diventerà un viaggiatore.

I turisti si dividono in tre categorie:

Villeggiante: per anni va sempre e solo nello stesso posto mantenendosi così nella comfort zone dove sa di poter trovare le solite comodità, lo stesso trattamento e spesso anche le stesse facce.

All inclusive addicted: non importa in che parte del mondo si decida di andare a patto che sia un posto rinomato, possibilmente “instagrammabile”. Il viaggio viene rigorosamente organizzato dalla fidatissima agenzia viaggi che si è occupata di orgnazzare anche qualche attività, ma sempre all’interno del villaggio. Questa categoria, così come la precedente non “fa un viaggio”, ma “va in vacanza”.

L’italiano in vacanza: credo sia la categoria peggiore di tutte! Mi spiace dirlo, ma purtroppo è così. Ho chiamato così questa categoria perché, ho notato nel tempo quanto questa categoria venga additata e si faccia riconoscere in ogni parte del mondo, ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. Spesso abbiamo di fronte una coppia in viaggio di nozze o una famiglia generalmente benestante, tutto organizzato dall’agenzia di fiducia compresi ingressi ai musei o escursioni varie. Non parla l’inglese e men che meno la lingua del posto, comunica a gesti o urlando e scandendo lentamente in italiano ciò di cui ha bisogno e guardando attonito il suo interlocutore perché non riesce a capirlo. (Non dico che per viaggiare sia necessario essere poliglotti, ma con un minimo di sforzo e un sorriso ho sempre ottenuto di più che non guardando la persona con la quale parlavo come se fosse stupida perché non riusciva a capirmi, ho assistito a scene che voi umani non potete neanche immaginare!).

Anche il viaggiatore ha le sue categorie:

Indiana Jones: tanta stima per questa categoria, vorrei davvero essere come voi, ma mi manca il coraggio. Viaggiano in tenda, normalmente il tutto è organizzato da enti preposti per avere la possibilità di dormire in mezzo alla savana tra elefanti e leoni. Entrano in contatto diretto con le popolazioni del posto, mangiano il loro cibo qualunque esso sia e dormire con ragni e scarafaggi non rappresenta assolutamente un problema. Gli spostamenti avvengono in gruppo con l’organizzatore.

L’avventuriero: non organizza nulla se non il viaggio di andata, guai a pensare di avere un albergo prenotato o un itinerario. Talvolta fa qualche lavoretto per racimolare qualche soldo e se capita si fa ospitare da qualcuno conosciuto il giorno stesso. Si sposta come meglio riesce, omnibus o risciò non ha importanza.

Quello del posto: non prenota un albergo, ma un appartamento così da poter fare la spesa nei mercati contadini, mangia solo cibi locali e si sposta con autobus di linea o treni.

L’iperorganizzato: non esce i casa se non ha organizzato tutto il viaggio, e quando dico tutto intendo proprio tutto, su fogli excel salvati su iPad e stampati, perché non si mai potrebbe scaricarsi! Volo, noleggio auto, assicurazione, hotel, ingresso nei musei, biglietti per gli eventi e pause bagno, non sto scherzando!!! Normalmente si sposta in auto, viaggiare con mezzi pubblici potrebbe causare ritardi sulla tabella di marcia.

Scommetto che adesso vorrete sapere di che categoria faccio parte: sono un mix tra iperorganizzato e all inclusive addicted. Se dovessi scegliere tra un viaggio itinerante ed uno in un solo posto scelgo senza dubbio un viaggio esplorativo, ma dopo sei o settemila chilometri in 20 giorni passati in auto la settimana successiva la passo volentieri spiaggiata su un lettino. L’unica cosa a cui faccio fatica a piegarmi è l’agenzia viaggi: mi sono rivolta a loro due volte nei numerosi viaggi fatti ed in entrambe i casi mi sono trovata male e poi l’emozione di organizzare, personalizzare e pensare ad un viaggio ha tutto un altro sapore.


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